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Un capolavoro robbiano in una chiesa di campagna: alle origini della Cappella di Vitaleta

03 Mar 17
Cappella di Vitaleta

Accade spesso di chiedersi dove si trovino, nella geografia della nostra Italia, certi posti che arrivano a legarsi spontaneamente alla memoria collettiva, vuoi per la loro popolarità, o, quando non si conoscono direttamente, per il semplice fatto si apparire alla nostra vista come immagini calde, attraenti, familiari.

A volte questi luoghi sono imponenti e complesse architetture, altre volte, molto più semplicemente, sono la somma di poche linee, una silhouette di colline e di alberi che si staglia su un fondo blu, di un blu magico, che, per quello che mi ha detto una studentessa francese qualche tempo fa, si vede solo in Toscana.

Ed è quando si attraversa in bici o in auto la Val d’Orcia, sul tratto della strada provinciale 146 da San Quirico a Pienza, che si ha modo di riconoscere, quasi con sorpresa, quella che, per popolarità, è una vera e propria “icona”, fotografata da migliaia di turisti ogni anno, un simbolo – assieme alla famosa corona di cipressi di San Quirico – del paesaggio toscano nel mondo: la chiesetta della Madonna di Vitaleta.

 

 

L’edificio, che evoca un’atmosfera così quotidiana e familiare per le sue piccole dimensioni, per il pozzo, i cipressi che lo affiancano, ha una storia sorprendentemente di grande fascino.

Per ripercorrere a ritroso le vicende della cappella, dalla Provinciale 146 da cui si vede la chiesetta, anziché proseguire per Pienza – da dove si può raggiungere la cappella – conviene tornare verso San Quirico d’Orcia, e una volta entrati nel centro storico, è opportuno visitare la chiesa di San Francesco. L’interno dell’edificio duecentesco è di rifacimento neoclassico, ma conserva importanti opere d’arte, tra cui il gruppo dell’Annunciazione, di Francesco di Valdambrino, e, sopra l’altare maggiore, una bella statua della Vergine.

Quest’ultima, una terracotta invetriata della bottega fiorentina dei Della Robbia, si trova in questa chiesa dalla metà dell’Ottocento, ma, prima di allora, era conservata proprio nella chiesetta di Vitaleta.

Da sempre oggetto di grande venerazione, questa immagine della Madonna è stata da sempre invocata dai sanquirichesi, specialmente quando in passato, in condizioni di particolari calamità come piogge abbondanti o prolungate siccità, dalla cappella la statua veniva trasportata alla chiesa di San Francesco, dove, con incessanti preghiere, i fedeli chiedevano e ottenevano l’intercessione divina nel porre fine ai flagelli che colpivano duramente le campagne.

Madonna_(Andrea_della_Robbia) con didascalia

Una storia popolare, simile a quella di altre immagini “miracolose”, che però non arriva ancora a spiegare il motivo per cui, una statua come quella di Vitaleta, un’opera di grande qualità esecutiva, fosse in origine custodita all’interno di una modesta chiesa di campagna.

Avrete modo di sapere la risposta al quesito nel corso del tour in Val d’Orcia che potete richiedere, contattandomi  a info@guidaturistica-michelebusillo.com


Michele Busillo

Guida turistica di Firenze e Siena

This post was written by michelebusilloadmin
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