Nuove sale agli Uffizi per i pittori veneti

03 Giu 19

Un colore, intenso. Bello. Un colore per una pittura fatta puramente e precipuamente di colore. Il verde fa da sfondo all’allestimento delle nuove sale degli Uffizi dedicate ai pittori veneti del Cinquecento. Si tratta di un nucleo di opere – quelle del museo fiorentino – che, come giustamente veniva ricordato in Finestre sull’Arte qualche giorno fa, è uno dei più importanti al mondo e che per troppo tempo rimasto diviso, smembrato tra opere visibili e altre – molte – ricoverate nei depositi. Finalmente l’apertura delle nuove sale restituisce ai Veneti degli Uffizi nuova dignità e una visibilità inedita, mai apprezzata finora.

Finalmente ora posso ammirare ad esempio il martirio di Santa Giustina, un’opera del grande Paolo Veronese che finora avevo potuto vedere solo nelle riproduzioni dal testo di catalogo.

Paolo Caliati, detto il Veronese, aveva restituito con la sua “iridescente” tavolozza l’immagine gloriosa della Venezia di metà Cinquecento, dove egli fu protagonista indiscusso. In questa piccola tela, egli rappresenta il martirio di Santa Giustina, martire padovana uccisa durante le persecuzioni di Diocleziano.

Ad eccezione del volto pateticamente sofferente della santa, qui nulla ci appare realmente drammatico; Veronese annulla ogni percezione della gravità dell’evento, questo grazie soprattutto alla capacità del pittore nel trasformare «in una solare e festosa allegria qualunque soggetto», persino un martirio.

La drammaticità dunque ci sembra assente in questa scena, sebbene essa non sia priva di una significativa teatralità: le figure, rappresentate con una visuale dal basso verso l’alto – un’angolazione che fu tipica dello stile di Veronese – occupano il palcoscenico. La loro recitazione è aulica, solenne, un impressione che viene ulteriormente enfatizzata da una quinta architettonica che ci ricorda il classicismo degli edifici palladiani. Giustina, la protagonista di questo dramma teatrale, è vestita secondo la moda delle nobildonne veneziane contemporanee; il suo è un abito dai tessuti preziosi e dai colori cangianti. Il coltello che appena perfora il sensuale e candido petto della donna pare essere solo un effetto speciale cinematografico.

Quando si guarda questo quadro, passando attraverso il corridoio che ora collega le nuove sale degli Uffizi, si ha come la sensazione di sbirciare da una delle botole del palco, mentre gli attori sulla scena stanno interpretando il dramma e noi siamo i fortuiti spettatori di questo mondo variopinto che, inaspettatamente, si è aperto davanti ai nostri occhi con tutto il suo tripudio di suggestioni luminose, di colori squillanti e di pose seducenti.

Non tardate a visitare queste nuove sale, lo spettacolo è già iniziato.

 

 


Michele Busillo

Guida turistica di Firenze e Siena

 

Bibliografia e sitografia consultata

  • G.Fossi, a cura di, Uffizi, arte storia, collezioni, Giunti Firenze 2014, p.484

 

  • S.Zuffi, a cura di, Il Tardo Cinquecento in La Storia dell’Arte, Collana, Vol.10, Mondadori Edizione speciale per Repubblica, Milano, 2006, p.444.

 

 

This post was written by Michele Busillo
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