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Un dipinto rinascimentale in un’antica chiesa

Sembrerà improbabile che si possano arrivare a scorgere i segreti di un dipinto rinascimentale in una strada che è sì il cuore di Firenze ma che non è particolarmente nota per l’arte. Anzi, questa strada è solitamente frequentata dai turisti attratti dagli store dei grandi marchi della moda. Si tratta di Via Tornabuoni, una delle strade della Moda in città. Alla fine di questa elegante via, quasi vicino al ponte che permette di attraversare l’Arno, si trova la chiesa di Santa TrinitaL’edificio si presenta oggi con una facciata di stile barocco che nasconde l’antichità della chiesa. È solo entrando all’interno che, percorrendo le navate, si arriva a percepire la storia e la ricchezza di questa chiesa che è una delle più importanti di Firenze. Nel lato del transetto destro è dove si trova la Cappella SassettiLa decorazione di questa cappella fu voluta dal ricco mercante, nonché agente commerciale per conto dei Medici, Francesco Sassetti

Le pareti della cappella sono divise in tre registri in cui il Domenico del Ghirlandaio – pittore che aveva già raggiunto una particolare fama grazie a delle commissioni importanti – realizzò scene della vita di San Francesco di Assisi, santo onomastico del committente che, assieme alla moglie, si fa ritrarre nella parete di fondo della cappella in atteggiamento da orante. Le due figure inginocchiate convergono verso il centro, dove è sistemata la pala d’altare che è sempre realizzata da Ghirlandaio e che raffigura l’Adorazione dei Pastori, un dipinto rinascimentale nel cuore di Firenze. Questa tempera su tavola, che si presenta con il formato quadrato detto comunemente all’antica, è una delle opere più significative del Rinascimento fiorentino. Oltre a questo, una delle ragioni per ammirare questa pala di grande eleganza, è quello di carpire i segreti di un dipinto rinascimentale che si trova nel cuore di Firenze, in prossimità di un luogo di passaggio dei turisti talvolta più superficiali.

In quest’opera è dove Ghirlandaio arriva a condensare dei riferimenti simbolici di grande forza. Al centro della composizione è dove vediamo il bambino Gesù – disteso a terra – che viene adorato dalla madre, da Giuseppe e da un gruppo di pastori. La serie di personaggi in primo piano possiedono già una carica emotiva e una monumentalità di grande impatto che da sole sarebbero materia sufficiente per questo dipinto. Ma Ghirlandaio vuole renderci tutto il contesto evangelico, eccolo che quindi in secondo piano ci rappresenta sulla sinistra il corteo dei Magi che viene da lontano e, nel mentre si avvicina alla capanna, attraversa un arco trionfale romano.  

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La serie di rimandi simbolici del dipinto

Questo costituisce uno dei primi rimandi simbolici che l’artista ci fornisce nell’opera; già da tempo o si era affermata l’usanza nell’iconografia cristiana di rappresentare un brano di architettura classica come un riferimento all’antichità pagana che è ormai giunta al suo termine, poiché un’era nuova è iniziata: quella della salvezza, concretizzata dalla venuta di Cristo. Quello che Ghirlandaio realizza sulla parte destra della pala Sassetti è un fondale ampio — in un’impaginazione simile a quanto si era visto nella Vocazione di Pietro e di Andrea nella Cappella Sistina — inserisce le città di Gerusalemme e Roma, concepite con grande fantasia da parte del pittore, come si evince dalla libera citazioni di monumenti come il Mausoleo di Adriano.

Ghirlandaio già rielabora questo tema nei primi anni settanta del Quattrocento quando, agli inizi della sua carriera, il pittore era influenzato dallo stile di Verrocchio di cui frequentava la fiorente bottega: ne è un eccellente esempio la Madonna Ruskin, un bellissimo dipinto su tavola conservato alle Gallerie Nazionali di Edimburgo, opera raffinatissima che pochi mesi fa si è avuto modo di rivedere a Firenze nella mostra monografica dedicata a proprio Verrocchio a Palazzo Strozzi.

cappella sassetti

Cappella Sassetti, Chiesa di Santa Trinita

Il modello di Lippi rielaborato da Ghirlandaio

Rispetto all’originario modello di Filippo Lippi, nella Madonna adorante di Edimburgo la composizione veniva arricchita dal giovane Ghirlandaio con un monumentale sfondo architettonico costituito da un edificio classico in rovina — un topos, come si è detto, alludente alla fine del mondo antico. Un dato importante dell’influenza verrocchiesca è qui dato dall’attenzione di Ghirlandaio agli effetti di luce atmosferica di cui è possibile trovare un diretto raffronto nella Madonna che il Verrocchio aveva realizzato — oggi conservata alla National Gallery di Londra.

Uno dei segreti della Pala Sassetti, questo dipinto nel cuore di Firenze, si rivela nel vedere come Domenico è giunto qui ad affinare il suo stile: egli qui è diventato un artista maturo che ha assimilato e fatto sue diverse influenze stilistiche.

Persino comparando la stessa Madonna Ruskin con la Vergine adorante della Pala Sassetti, si può vedere come Ghirlandaio in quest’ultima ha acquisito maggiore sicurezza nella resa in scorcio delle mani, mentre nella Madonna di Edimburgo si vedeva ancora qualche incertezza.

Le influenze della Pittura fiamminga

Una delle esperienze artistiche più significative della sua formazione fu quella della pittura fiamminga: si può vedere come, rispetto alla luce diafana della Madonna Ruskin, nella pala Sassetti la modulazione cromatica è più calibrata e più densa allo stesso tempo, e questo fu proprio grazie all’importante influenza esercitata su di lui dalla presenza di artisti fiamminghi presenti a Firenze — come Memling e Van Eyck ad esempio — ma soprattutto per la visione di opere “straniere” che furono destinate permanentemente alle chiese fiorentine. Un caso emblematico fu ad esempio l’arrivo a Firenze — dopo un viaggio si può dire rocambolesco — del Trittico Portinari, capolavoro di Hugo Van Der Goes.

Uno dei segreti di questo dipinto rinascimentale nel cuore di Firenze si svela con un raffronto tra la pala Sassetti e il Trittico Portinari è certamente fattibile in alcuni dettagli, come ad esempio nella posizione della Vergine adorante o, ancora di più, nella capigliatura e nell’atteggiamento simili dei pastori della parte destra della tavola.

La maniera delle Fiandre viene però mitigata da Ghirlandaio attraverso la tradizione classica che era propria della pittura fiorentina di quei decenni, una pittura talvolta di gusto archeologico alla cui messa a punto aveva contribuito in maniera non secondaria la bottega di Verrocchio.

A tal proposito va opportunamente ricordato che il grande Leonardo Da Vinci ebbe la sua formazione proprio nella bottega del Verrocchio. Questo fatto si rivela tanto interessante quanto evidente è il fatto che lo stesso Leonardo seguì questa moda per l’antico, come si può vedere nell’ Annunciazione della Galleria degli UffiziIn questo raffinatissimo dipinto, Leonardo pone un sarcofago “all’antica” sotto il leggio dove la Vergine è intenta alla lettura.

È risaputo presso gli studiosi che quel sarcofago dipinto da Leonardo è un libero omaggio al suo maestro che aveva realizzato un sarcofago simile nella chiesa di San Lorenzo per le sepolture di Piero e Giovanni de Medici, figli di Cosimo il Vecchio. La mediazione di gusto antichizzante è quanto si può ritrovare pultualmente anche nella pala Sassetti dove, in una citazione quasi di gusto arcadico, Ghirlandaio pone un sarcofago antico dietro alla figura della Madonna.

Appare alquanto strano però l’inserimento di un sarcofago — oggetto che rimanda immediatamente al concetto di morte — in un contesto come questo in cui ciò che si celebra è l’esatto contrario della morte, ovvero, una nuova nascita.

Sebbene apparentemente in contraddizione, la presenza del sarcofago in questa natività assume una simbologia cristiana di grande importanza. Un altro elemento di particolare interesse è dato del soggetto della pala d’altare, in cui si è voluto stranamente dare maggiore enfasi all’Adorazione dei Pastori al posto dell’Adorazione dei Magi — disposti in secondo piano — un soggetto quest’ultimo che soprattutto a Firenze godeva di grande popolarità presso i mercanti che commissionavano opere d’arte nelle chiese.

 

I segreti di un dipinto rinascimentale nel cuore di Firenze

Il fatto di optare per un’Adorazione dei Pastori al posto di una Adorazione dei Magi desta particolare curiosità quando si apprende che la scelta è legata sia al nome del committente — Francesco — di cui qui si celebra il santo onomastico sulle pareti della cappella, e sia per la prossimità di questa cappella a quella di un’altra importante famiglia fiorentina — quella degli Strozzi. In quest’ultima cappella è dove si trovavano un tempo due pale d’altare straordinarie, realizzata una da Beato Angelico e l’altra da Gentile da Fabriano. Questi due grandi dipinti si conservano ancora oggi a Firenze: una al Museo di San Marco e l’altra agli Uffizi.

La lunga serie di rimandi simbolici e di segreti di questo dipinto rinascimentale nel cuore di Firenze potranno essere scoperti con una visita guidata della Chiesa di Santa Trinita. La visita alla chiesa può essere inserita in un itinerario del centro storico della città che può  diventare un modo alternativo di scoprire la culla del Rinascimento.

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    Mi chiamo Michele Busillo e sono una guida turistica abilitata per le province di Firenze e Siena, in lingua italianaspagnola ed inglese. Vivo nel Chianti, a metà strada tra le città del Palio e la culla del Rinascimento. Amo far scoprire ai visitatori la bellezza di un territorio davvero unico.

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