fonte gaia

Una fonte rinascimentale in una piazza medievale

Siena è una città conosciuta per le sue bellezze architettoniche e per il Palio delle Contrade che si tiene ogni anno in una piazza conosciuta come Piazza del Campo. Quest’ultima è un luogo di grande suggestione, decantata dai visitatori di tutto il mondo; grazie poi alla sua forma particolare che è leggermente concava e la sua linea di contorno richiama una sorta di trapezio, la piazza è una vera e propria icona della città nel mondo. A completare l’immagine elegante di questa c’è il cosiddetto Palazzo Pubblico, un edificio medievale che, oltre ad essere l’antica sede del comune, oggi ospita il museo Civico, uno dei più importanti della città.

Sebbene assieme a Palazzo Pubblico Piazza del Campo formi uno degli esempi urbanistici più interessanti di età medievale, pochi notano che in questo luogo è dove si trova una fontana che è un interessante esempio di scultura del primo Rinascimento, nonché una mirabile opera di arredo urbano. Questa fontana è chiamata “Fonte Gaia” ed è ubicata dirimpetto a Palazzo Pubblico. Commissionata dagli Officiali di Balia e dal Capitano del Popolo della Repubblica di Siena per sostituire una precedente fontana che risaliva alla metà del ‘300, l’opera fu realizzata dallo scultore Jacopo della Quercia che la completò nel 1419. L’artista rappresentò nei rilievi di questa fontana la Vergine con bambino affiancata dalle Virtù teologali e cardinali. Il solo fatto che in una fontana pubblica si trovi un’iconografia come quella delle Virtù fa intuire che qui non ci si trovi di fronte ad una semplice opera di arredo urbano ma ad un complesso di immagini che nasconde una simbologia particolare che sfugge a prima vista.

Madonna con bambino della Loggia dei Nove, 1340,  Ambrogio Lorenzetti

Alla scoperta dei segreti della Fonte

Cominciamo allora a scoprire alcuni dei segreti della Fonte Gaia in Piazza del Campo partendo dall’osservare la sua forma: qualche studioso ha sottolineato come questa fontana non somigli nella forma – oltre che nell’iconografia – alle altre fino ad allora realizzate, ma piuttosto richiami l’antico arredo delle sale di Palazzo Pubblico, dove un tempo si riunivano i rappresentanti del governo cittadino. 

Quindi, il primo dei segreti della Fonte Gaia è che somiglierebbe a un grande sedile, un richiamo che si motiva col fatto che la disposizione delle figure della Fonte Gaia si rifaceva ad un’opera con lo stesso soggetto dipinta da Ambrogio Lorenzetti per la Loggia dei Nove in Palazzo Pubblico, la stessa che con tutta probabilità è menzionata in una cronaca di Agnolo di Tura nel 1340 e descritta come Madonna con le Virtù cardinali². Sebbene oggi non si abbia più modo di apprezzare l’affresco nella sua integrità,  poiché mutilo delle Virtù che dovevano essere raffigurate sotto la Madonna, è evidente la somiglianza delle sculture della Fonte Gaia con la Madonna di Lorenzetti proprio per il grande sedile su cui Vergine è seduta.

Dettaglio della Fonte Gaia in Piazza del Campo, Siena

La grande importanza che in quell’epoca si dava al tema delle Virtù in un contesto come quello di Siena trova le sue ragioni nell’intento di celebrare i valori più nobili a cui dovevano ispirarsi gli amministratori del governo. Già nel ‘300 le Virtù erano state prese come modello per gli affreschi del Buon Governo di Lorenzetti e più tardi, agli inizi del ‘400 e sempre in Palazzo Pubblico, al tema delle Virtù rimanderà la serie di Uomini dell’antichità dipinti da Taddeo di Bartolo. Assieme alle figure scolpite da Jacopo per la Fonte Gaia, le tre commissioni che si trovano a distanza di pochi metri l’una dall’altra compongono un «percorso ideale fondato sul concetto del ‘bene comune’» che si opponeva alle lotte intestine e alla discordia che minacciavano la pace e la stabilità della Repubblica. I vari rimandi ed allusioni ad alti valori politici ed etici dimostra come la Fonte Gaia a Siena rientri tra quelle commissioni che sono portavoce di una stagione culturale e politica particolare nella storia di Siena e che, agli inizi del ‘400, si arricchiva di suggestioni ‘umanistiche’ che andarono poi a costruire il mito delle ‘nobili’ origini della città.

L’antica Fonte Gaia

È sorprendente sapere che, tra le suggestioni della cultura umanistica del primo ‘400, alcune sono nascoste nell’iconografia della Fonte Gaia. Per scoprirle c’è bisogno di rintracciare la fontana originale, quella risalente al ‘400. Ebbene, sì, quasi nessuno in effetti sa che la fontana che oggi si vede in Piazza del Campo non è quella originale di Jacopo della Quercia ma una copia fedele dell’800 realizzata da Tito Sarrocchi in sostituzione dell’originale. L’importanza nel vedere i marmi originali scolpiti di Jacopo della Quercia non sta solo nell’ammirare sculture di un fascino e di una potenza evocativa straordinari  sebbene non si siano conservate in uno stato eccellente –, ma anche perché nella versione originale si possono scoprire alcuni dei segreti della Fonte Gaia non altrimenti apprezzabili nella copia ottocentesca. 

È il caso ad esempio di due statue di figure femminili non riprodotte nella versione di Tito Sarrocchi. Che rappresentano le due statue? Un confronto con le testimonianze letterarie coeve e precedenti alla realizzazione alla Fonte Gaia ha permesso di identificare le due sculture con Rea Silvia ed Acca Larenzia. Le due figure appartengono al mondo della mitologia Romana e sono legate in particolare alla nascita di Romolo e Remo, i due gemelli che per tradizione furono i fondatori di Roma e furono allattati da una lupa. Secondo la tradizione, Romolo e Remo nacquero da Rea Silvia, una sacerdotessa che aveva dedicato la sua vita al culto della dea Vesta; punita per aver infranto il voto di castità giacendo con Marte, Rea Silvia fu sepolta viva dopo aver partorito i due gemelli che vennero affidati alle cure della meretrice Acca Larenzia. Lo stato frammentario di conservazione dell’originale non permette di vedere l’opera di Jacopo della Quercia nella sua integrità.

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Rea Silvia, Fonte Gaia originale, 1419,

Jacopo della Quercia

Nonostante ciò, un attento studio ha messo in evidenza un interessante confronto con due disegni conservati uno al Metropolitan Museum di New York e l’altro al Victoria and Albert Museum di Londra in cui si riconoscono degli schizzi di un progetto per la Fonte Gaia. Nel disegno di New York, la figura di Acca Larenzia è accompagnata da una scimmia, un animale che nella simbologia medievale alludeva al peccato della lussuria, mentre invece Rea Silvia è accompagnata da un cane come si può vedere nel disegno di Londra; in questo contesto l’animale simboleggerebbe la sfera domestica di cui la dea Vesta era protettrice – e Rea Silvia era appunto una sacerdotessa di Vesta.

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Gli elementi della Fonte Gaia originale di Jacopo della Quercia. Sulla sinistra:

le statue di Rea Silvia e Acca Larenzia

Perché “Fonte Gaia”?

A questo punto, la domanda che spontaneamente ci si pone è cosa avrebbe a che fare una tale iconografia di Rea Silvia ed Acca Larenzia con le origini mitiche di Siena? Per avvicinarsi alla risposta di un altro dei segreti della Fonte Gaia bisogna tenere in considerazione un altro elemento che finora non si è ancora analizzato: il nome della fontana. Contrariamente a quanto comunemente si pensa, “Gaia” non sarebbe semplicemente un riferimento alla gaiezza – ovvero alla gioia – che alla metà del ‘300, dopo circa dieci anni di lavori, i senesi provarono vedendo l’acqua sgorgare in piazza del Campo. Sembra invece che il nome dato alla fonte sia sintomatico delle suggestioni ‘antichizzanti’ di quei primi decenni del ‘400, quando l’ambiente culturale di Siena era animato da personaggi quali Enea Silvio Piccolomini (futuro Pio II) o Francesco Patrizi, quest’ultimo autore fra l’altro di un epigramma in cui rievocava nostalgicamente l’immagine di Siena descrivendo proprio una delle figure della Fonte Gaia (Acca Larenzia) che lui chiama Ilia, madre dei gemelli Quirini. 

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Dettaglio di Angelo della Fonte Gaia originale

Ed è sempre in base a questa propensione del periodo umanista – l’epoca in cui si tentava di rintracciare le origini mitiche di Siena e ad accostarle a quelle di Roma – che si può comprendere come il nome di Gaia sia stato dato alla fonte in analogia con il mondo mitico romano. Secondo gli antichi autori Plinio e Gellio,  una fanciulla di nome Gaia Taracia o Fuferzia fu colei che donò il Campo Marzio ai Romani.

Dicendo questo, diventa ovviamente immediato il suggestivo collegamento tra Gaia e “Campo”, termine quest’ultimo con cui s’iniziò a chiamare la piazza in cui si trova la fontana; si ricordi che è sempre in epoca umanistica quando iniziò ad affermarsi l’idea che l’attuale Piazza del Campo fosse l’antico foro della città in epoca Romana. Un altro resoconto legato al nome di Gaia – probabilmente noto presso i Romani –, fu ripreso in un poema di Giovanni Marrasio, un letterato della cerchia di Enea Silvio Piccolomini che mise in relazione l’eroina Tanaquilla, denominata poi anche Gaia, con la Fonte Gaia.

Secondo un’informazione che sarebbe venuta al poeta dalla musa Talia, grazie al fatto di aver ‘assaggiato’ le acque “Gaie”, Tanaquilla sarebbe diventata una fanciulla più onesta. La conoscenza di questo racconto presso gli intellettuali senesi del ‘400 riveste un’importanza non secondaria poiché aiuta a comprendere il ruolo dato alle fonti letterarie per le commissioni artistiche. Ne è la riprova il fatto che la versione di Tanaquilla/Gaia redatta dal Marrasio non solo poté contribuire a dare un nuovo nome alla fontana di Piazza del Campo ma fu anche il soggetto iconografico per una decorazione realizzata nel 1519 da Domenico Beccafumi per la camera di Francesco Petrucci, nipote del Magnifico Pandolfo Petrucci.

Temi biblici e profani della Fonte Gaia

Un altro dei segreti della Fonte Gaia è quello che, oltre alla rappresentazione delle Virtù che già trovava i suoi precedenti ideologici in Palazzo Pubblico, tra i rilievi di Jacopo della Quercia si trovano anche la Creazione di Adamo ed Eva e la Cacciata dei Progenitori dal Paradiso terrestre.

Queste due scene, che per significato sembrano apparentemente scollegate dal resto del programma iconografico, troverebbero in realtà un nesso con le altre figure grazie ad una loro reinterpretazione in chiave umanistica che vedrebbe il tema della Creazione come un rimando alle origini di Roma: così come le origini dell’umanità, anche le origini di Roma furono ‘generate dal peccato’; il peccato fu quello commesso dalla vestale Rea Silvia che infranse il voto di castità e da Acca Larenzia che «faceva mercimonio del proprio corpo».

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Madonna con Bambino della Fonte Gaia originale

Ma la salvezza spirituale fu resa possibile attraverso la redenzione concretizzata dalla Vergine con il Cristo; in ambito civico, questa redenzione era simboleggiata dalle Virtù e veniva perpetuata nella vita terrena mediante la pratica religiosa ed intellettuale, come ad esempio avveniva con l’esercizio del ‘bene pubblico’. Questa era una prospettiva che accosta valori positivi e negativi, in un modo simile a come Ambrogio Lorenzetti aveva fatto nel Buon Governo in Palazzo Pubblico. Nel caso della Fonte Gaia, l’accostamento di figure sacre e ‘profane’ rientrava in quell’umanesimo cristiano in cui le virtù degli antichi – rappresentate ad esempio negli Uomini dell’antichità dipinti da Taddeo di Bartolo – sono incarnate dai princìpi dell’Uomo-Dio venuto per redimere l’umanità.

Dove si trova la Fonte Gaia originale?

Già solamente mediante questi brevi accenni all’iconografia della Fonte Gaia, non si può non rimanere affascinati dalle molteplici suggestioni di questa fontana la cui copia in Piazza del Campo aiuta sì a percepire la disposizione dell’originale nello spazio – sebbene l’originale fosse disposta in maniera leggermente diversa rispetto all’attuale – ma non a cogliere l’eleganza e la grazia dei particolari che non sono stati riprodotti nella versione ottocentesca, complice anche l’influenza dell’accademismo nell’arte del XIX tendeva a rielaborare i modelli medievali e rinascimentali in toni più ‘aulici’ ma anche più algidi. Sebbene in alcuni casi frammentari, i marmi originali della fonte hanno un vigore ed un’eleganza che sono propri dell’arte di Jacopo della Quercia, artista che crea in scultura un originale dialogo tra retaggi tardogotici e novità rinascimentali. Ma dov’è che si possono apprezzare i rilievi originali della Fonte Gaia?

Per scoprirlo prenotate una visita guidata a Siena dove, oltre a vedere le grandi attrazioni della città come Piazza del Campo e il Duomo di Siena, scoprirete dove è conservata la Fonte Gaia originale. Nel tour potrete vedere sia dove sono custoditi i ‘marmi rosa’ di Jacopo della Quercia e sia conoscere la simbologia della fontana che, oltre a quanto finora si è detto, ha molti altri messaggi celati che attendono di essere svelati: per esempio, un’altra cosa curiosa dell’iconografia di questa fontana è la presenza di un’ottava Virtù oltre alle sette canoniche. Qual è questa ottava Virtù e quale sarebbe la sua simbologia nel contesto delle altre figure rappresentate da Jacopo della Quercia? Questo è un altro dei segreti della Fonte Gaia.

M.Caciorgna, R.Guerrini, Alma Sena: percorsi iconografici nell’arte e nella cultura senese, Monte dei Paschi di Siena, Gruppo MPS, Siena, 2007, pp. 130-145

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    Mi chiamo Michele Busillo e sono una guida turistica abilitata per le province di Firenze e Siena, in lingua italianaspagnola ed inglese. Vivo nel Chianti, a metà strada tra le città del Palio e la culla del Rinascimento. Amo far scoprire ai visitatori la bellezza di un territorio davvero unico.

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