Ripropongo un altro articolo che ho pubblicato lo scorso 20 Aprile.

Mi occupo adesso della tavola che rappresenta la Resurrezione di Cristo, una tempo facente parte dei trenta pannelli delle storie di Cristo sul retro del grande “polittico” senese.

Siamo di fronte a quel genere di rappresentazioni che la tradizione iconografica medievale aveva codificato in un tipo di linguaggio indiretto, dove il soggetto della rappresentazione veniva reso soprattutto attraverso ciò che si nascondeva piuttosto che con quello rappresentato con evidenza (basti pensare al tema dell’Ascensione che prima del Trecento vedeva la sola rappresentazione dei piedi di Cristo per dare l’idea della salita al cielo).

 

Nel pannello della Maestà possiamo vedere un sepolcro vuoto, con una striscia di lenzuolo, sorvegliato da un angelo che annuncia alle pie donne che Gesù non è lì. Il topos riproposto da Duccio trovava i suoi precedenti nella tradizione bizantina dei secoli precedenti. Dell’argomento se ne occupa Salvatore Settis in un saggio, dove sostiene che uno sviluppo verso la rappresentazione umana di Cristo risorto non avviene prima del XIII secolo.

Mi preme però segnalare che si trova qualche precoce esempio di tale sviluppo anche prima di questa data, come la Resurrezione rappresentata su un bracciale da cerimoniale, datato tra il 1170-80 e ascrivibile alla produzione orafa di area renana, oggi conservato al Louvre.

 

 

 

Qui Cristo è già uscito con un piede dalla soglia del sepolcro e sta per camminare al di sopra del corpo di un soldato dormiente.

Ritornando alla tavola senese, si può quindi ribadire che Duccio si rifà ad uno schema ben consolidato, memore della matrice iconografica bizantina. Tuttavia non mancano nella scena elementi di novità formale, come il sepolcro che è un cubo prospettico misurante lo spazio. Per questo espediente il pittore si sarà probabilmente ispirato alle Storie di Giuseppe, dipinte già da un quindicennio nella basilica francescana di Assisi, punto di incontro di importanti personalità artistiche tra Due-Trecento.

Altri richiami alle pitture assisiati emergono nelle storie duccesche, ma rimando a più avanti un’indagine stilistica e iconografica adeguatamente approfondita.

Michele Busillo


Bibliografia

S.Settis; Iconografia dell’arte italiana 1100-1500: una linea; coll.  Piccola Biblioteca Einaudi; Torino 2005; pp.120-121Propongo aquí de nuevo uno de los otros artículos que ya había publicado el pasado 20 de Abril.

Me ocupo ahora de la tabla que representa la Resurrección de Jesus, que antigüamente hacía parte de los treinta paneles de las histórias de Cristo en el retro del gran retablo de la Catedral de Siena, pintado por Duccio de Buoninsegna.

Estamos aquí en frente de ese género de representaciónes que la tradición iconográfica medieval había codificado en un tipo de lenguaje indirecto, donde el sujeto de la representación venía rendido sobretodo a través lo que se escondía antes que con lo que representado con evidencia (basta con decir que el tema de la Ascensión que antes del siglo XIV estaba representado sólo a través de los piés de Cristo para dar la idea de que estaba subiendo al cielo).