Il dipinto degli Uffizi ora all’Albertina di Vienna

Ancora suggestionato dalle tante opere d’arte e le raffinate architetture viste in un viaggio a Vienna che ho appena concluso, ora che sono tornato nella mia bella Toscana mi ritorna in mente L’Adorazione dei Magi di Albrecht Dürer, un capolavoro misconosciuto conservato alla Galleria degli Uffizi. e che, con mia sorpresa, ho ritrovato a Vienna nel museo dell’Albertina in occasione di una mostra che è stata dedicata al grande artista tedesco.

Nella mostra in cui si trovava il dipinto si è avuta la possibilità di mettere a confronto disegni, incisioni — alcuni già appartenenti alla collezione permanente del museo —, acquerelli e dipinti del grande artista di Norimberga. L’Adorazione dei Magi degli Uffizi mi è apparsa ben messa in risalto nella mostra viennese — questo sicuramente anche grazie ad un adeguato allestimento in cui, purtroppo, ancora non si ha modo di vedere quando l’opera è a Firenze — e affiancata ad altre importanti e celebri opere di Dürer. L’opera è un olio su tavola, misura 99X113,5 cm e fu realizzata da Dürer nel 1504 per Federico il Saggio, principe elettore di Sassonia che la voleva per la cappella del Castello di Wittenberg — castello fatto ricostruire proprio dal principe l’anno prima. Nel 600’ il dipinto entrò a far parte delle collezioni imperiali di Rodolfo II e da Wittenberg fu portato a Vienna.

L’ambientazione di questa Adorazione dei Magi di Dürer è all’aperto; in uno spazio tra rovine antiche che sono rese dal pittore mediante la rappresentazione di massicci archi, la madonna è collocata sulla sinistra, rappresentata di profilo mentre regge il bambino Gesù porgendolo verso i re magi che sono in procinto di adorarlo. Sia la Vergine che i Magi si trovano sui gradini di quello che sembra un antico tempio. I re orientali occupano buona parte della scalinata e sono rappresentati di tre età diverse, secondo una tradizione che era ormai consolidata nell’arte: uno giovane, uno in età adulta ed uno anziano.

Abbiamo quindi il Magio anziano che è rappresentato prostrato davanti al bambino, nell’atto di donargli uno scrigno dorato. Dietro all’anziano troviamo il Magio in età adulta che ha nella mano destra una preziosa pisside contenente incenso; il suo volto è di profilo, girato verso la nostra destra, come se stesse guardando il dono che porta il terzo re  quello dai tratti più giovanili. Quest’ultimo è stato inoltre rappresentato da Dürer sia con una carnagione scura e sia con un grosso orecchino che gli pende dall’orecchio sinistro, come a voler enfatizzare la sua origine esotica. Il dono che lui porta è la mirra, racchiusa in una pisside sferica che è sormontata da un urobolo.

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Sacra Famiglia con libellula, A.Dürer, Albertina, Vienna

Dietro al bel profilo della madonna in primo piano vediamo la canonica rappresentazione  del bue e dell’asino che spuntano da una capanna fatta di legno. Ad accompagnare il gruppo dei tre Magi vi è anche un uomo da una foggia altrettanto esotica, disposto ai piedi della scalinata e che sembra come frugare in una borsa. La serie di personaggi orientali termina con un gruppo di uomini a cavallo rappresentati dal pittore sullo spazio di fondo.

Completa la scena la rappresentazione di un colle su cui si staglia un castello e, più a sinistra, si intravede anche un brano marino.

Il motivo per cui quest’opera quasi sconosciuta degli Uffizi possa essere annoverata fra i capolavori di Dürer sta nel fatto che è un dipinto in cui l’artista combina efficacemente elementi della tradizione pittorica italiana e assieme ad altri tipici della tradizione del Nord Europa.

I viaggi in Italia

Grazie ai suoi viaggi in Italia, l’artista di Norimberga era rimasto molto affascinato dall’arte del Rinascimento della penisola. Ciò che interessava molto a Dürer della maniera italiana era la disposizione delle figure nello spazio perfezionata grazie alle regole della prospettiva, oltre che alle proporzioni armoniche del corpo umano studiate dai grandi artisti del 400’.

Uno degli elementi che in questo dipinto ci rimanda immediatamente alla tradizione italiana è quello dell’inserimento di architetture in rovina, simbolo della fine del paganesimo e inizio dell’era cristiana.

Di questa usanza — ormai consolidata nella pittura italiana del 400’ —  Dürer fu sicuramente suggestionato attraverso la visione della pittura della penisola, ma probabilmente fu la frequentazione delle botteghe di Giovanni Bellini e Mantegna — quest’ultimo fautore di un gusto per la citazione antica di carattere squisitamente“archeologico”. Il maestro tedesco ebbe un primo contatto diretto con gli artisti veneti grazie al suo primo viaggio in Italia tra il 1494-95.

Le rovine dipinte da Dürer non sono però la citazione del tempio classico ma vengono rielaborate in una maniera più rustica: al posto dei fregi classici, nell’Adorazione dei Magi di Dürer troviamo la rappresentazione di massi di pietra squadrati che appaiono piuttosto rozzi, tanto che per essere tenuti insieme hanno bisogno di giunture di ferro. L’aspetto rustico di quest’architettura “all’antica” è risaltato anche dalla vegetazione selvatica che spunta tra i massi che è dove il pittore ci invita ad indugiare con lo sguardo, dato che la resa estremamente dettagliata di questi elementi è una delle qualità tecniche più notevoli del pittore.

La sua profonda conoscenza delle specie vegetali — nonché la fedele rappresentazione anche di alcune specie animali — è uno degli aspetti messi in luce dai curatori della mostra dell’Albertina; qui infatti l’Adorazione dei Magi di Dürer è affiancata sia ad acquerelli che hanno come soggetto volatili e roditori e sia alle celebri incisioni per l’Apocalisse — che Dürer autopubblicò a Norimberga nel 1494 — oppure ad altre stupende composizioni, come la Sacra Famiglia con LibellulaTale attenzione ai dettagli diventa interessante nella tavola degli Uffizi se si nota che anche qui abbiamo la sorprendente presenza di insetti, come si può notare sui massi di pietra in primo piano, oppure alla dettagliata rappresentazione di un Urobolo sulla pisside del Magio giovane, simboli questi alludenti a dei significati affascinanti che erano patrimonio comune presso i popoli del Nord Europa.

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Dettaglio di un’illustrazione dell’Apocalisse, A.Dürer, Albertina, Vienna

Grande resa dei dettagli

La resa di questi dettagli è fatta con grande maestria da parte di Dürer così come ad alti livelli è condotta la realizzazione del paesaggio: il colle che fa da fondo all’Adorazione è sormontato da una costruzione castellare che, ancora una volta, richiama le incisioni viennesi come si può vedere in uno dei fogli dell’Apocalisse con Dio in trono e i quattro esseri viventi.

Si ricordi che la grande perizia tecnica per le incisioni l’artista l’aveva acquisita grazie all’esperienza maturata come illustratore, come per esempio a Basilea, dove, per guadagnarsi da vivere, realizzò le xilografie per la Nave dei Folli, una pubblicazione a carattere satirico curata dall’olandese Sebastian Brandt

Ritornando all’Adorazione dei Magi degli Uffizi, una grande attenzione per i dettagli è dimostrata da Dürer negli abiti dei personaggi che rimanda alla resa lenticolare della pittura fiamminga, come si può vedere nella Madonna che non indossa il classico abito italiano costituito da mantello e veste ma ha un indumento che sembra quasi quello di una domestica. Sebbene questo sembri piuttosto prezioso considerando che è di colore blu, il velo bianco che ha in testa rappresenta il gesto pratico di raccogliere a mantenere puliti i capelli nelle faccende di casa. La Vergine è seduta mentre sporge in avanti per avvicinare il bambino al Magio inginocchiato; tuttavia, non è difficile riconoscere in questa figura la statura di una donna del Nord Europa per quanto sarebbe alta se si alzasse in piedi. Il suo corpo non è comunque estremamente slanciato ma sembra rammentare le fatiche di un corpo che è stato dilatato dalla gravidanza giunta ora al termine.

Il Magio anziano indossa un pesante abito rosso che è decorato con una folta pelliccia e si prostra davanti al Cristo bambino, un attimo dopo aver appoggiato sul masso in pietra in primo piano il suo sontuoso copricapo. Dietro di lui sta imponente il Magio in età adulta, caratterizzato da lineamenti nordici che qualcuno ha voluto riconoscere come quelli dello stesso Dürer. Il suo abbigliamento è ugualmente di grande sontuosità, come si evince dalla preziosità del suo suo lucido abito verde. Il Magio giovane indossa invece abiti più modesti, ma si fa notare grazie alla sua calzamaglia e al vistoso cappello piumato stretto nella mano sinistra.

Festa del Rosario, A.Dürer, 1506, Národní Galerie, Praga

La rappresentazione dei doni dei magi costituisce una suprema dimostrazione dell’abilità tecnica di Dürer. Iniziando dallo scrigno dorato del Magio anziano per arrivare alla pisside con l’urobolo di quello giovane, è straordinaria la resa di tali manufatti che si spiega grazie alla tradizione della famiglia dell’artista. Oltre al fatto che Dürer padroneggiava grandemente alcuni strumenti di oreficeria come il bulino e il punzone — che egli usava per le matrici delle sue incisioni —, sia suo fratello e sia suo padre erano affermati orafi di Norimberga. Prima che Albrecht nascesse, suo padre — che era di origine ungherese — si era trasferito nella città tedesca per lavorare proprio come orafo.

La perizia che Dürer mostra in questa Adorazione dei Magi degli Uffizi per la resa degli abiti che, come si è detto, riflettono la moda nordeuropea è la dimostrazione delle sue profonde conoscenze e anche dell’attenzione che lui aveva mostrato nello studio dei grandi maestri di area fiammingo-tedesca: ad esempio, uno dei maestri che lui più studierà sarà Martin Shongauer di cui visita la bottega e osserva i suoi disegni in un viaggio in Alsazia.²

Se finora si è avuto modo di analizzare alcuni dei tratti che appartengono al background culturale nordico di Dürer, ora vediamo quali sono gli elementi della tradizione italiana che emergono dall’Adorazione degli Uffizi.

Beh, certamente non può passare inosservata la grande vivacità cromatica del dipinto. La trasparenza dei colori di quest’opera ricorda un po’ quella dell’acquerello — tecnica quest’ultima abbondantemente utilizzata dall’artista per studi preparatori o per immortalare i paesaggi che lo suggestionavano durante i suoi viaggi. La ricchezza tonale del dipinto è indice dell’influenza esercitata su Dürer dalla pittura veneziana che lui ebbe modo di apprezzare nel suo primo viaggio in Italia.

Inoltre, nel suo secondo viaggio nella penisola del 1506, l’artista tedesco ebbe modo di incontrare di persona il giovane Tiziano che all’epoca muoveva i suoi primi passi nell’ambiente artistico veneziano. In quell’occasione il maestro di Norimberga realizzò un’opera importante che, assieme all’Adorazione degli Uffizi, rappresenta di fatto il manifesto artistico delle sue suggestioni italiane: si tratta della cosiddetta Festa del Rosario, una maestosa tavola della Národní Galerie di Praga e anch’essa presente nella mostra dell’Albertina di Vienna.

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Dettaglio dell’Adorazione dei Magi, L.da Vinci, Galleria degli Uffizi, Firenze 

Dettaglio di uomini a cavallo dell’Adorazione dei Magi, A.Dürer, 1504, Uffizi

Il dipinto degli Uffizi si vede dominato prettamente da tinte calde in primo piano, dove prevale soprattutto l’ocra della pietra degli edifici — e che diventa il fondo ideale per far risaltare le tinte forti dell’abito della Madonna e dei Magi nella parte bassa e dei colori saturi del cielo nella parte alta. Ciò che invece si vede in secondo piano sono le tinte fredde del cielo, del colle con il castello e del mare. Il velo bianco della Madonna è ciò che in primo piano aiuta a guidare l’occhio dell’osservatore, permettendo di individuare subito il suo volto.

Come se questo non bastasse, oltre alla ricchezza cromatica, l’Adorazione dei Magi di Dürer agli Uffizi è impostata su una sapiente distribuzione dei pieni e vuoti, come si può vedere dalla serie di sfondati tra gli archi e la capanna e che sono alternati ai pieni delle massicce pareti, come quella che riempie per intero lo spazio dietro al Magio in età adulta. Le linee delle architetture, così come la precisa disposizione dei personaggi, crea una serie di schemi triangolari che conferiscono equilibrio e respiro alla scena.

L’illustre precedente

Concludo la descrizione di questo capolavoro misconosciuto degli Uffizi con il gruppo di uomini a cavallo rappresentati da Dürer in fondo. Sebbene a prima vista questo possa apparire solo come un mero espediente del pittore per riempire lo spazio di fondo ed arricchire la scena, non si potrà non apprezzare la minuziosa resa di queste figure. Il dato ulteriormente interessante è che questo gruppo è un libero omaggio che Dürer fa ad un’altra Adorazione dei Magi, anch’essa custodita agli Uffizi: trattasi di quella dipinta e mai ultimata qualche decennio prima dal grande Leonardo da Vinci. Non si sa per certo se il maestro tedesco ebbe modo di apprezzare la tavola fiorentina dal vivo, ma sicuramente ebbe modo di studiarla tramite alcune incisioni. La corrispondenza con il dipinto di Leonardo si apprezza in particolare con la citazione dell’uomo che monta il cavallo imbizzarrito.

Questa analisi ha l’intento di far comprendere come l’Adorazione dei Magi di Dürer agli Uffizi sia un’opera di pari importanza dei capolavori di Botticelli, di Leonardo e di Michelangelo. Vedere quest’opera e ammirare la serie di particolari che contiene costituisce una grande esperienza per arrivare a scoprire un capolavoro di uno dei più grandi artisti dell’arte europea.

Tuttavia, rimane ancora da scoprire come mai quest’opera, commissionata — come si è detto — per il castello di Wittenberg, si trova ora conservata agli Uffizi; oppure, qual è la simbologia degli insetti o dell’urobolo che l’artista rappresenta all’interno del dipinto? Dürer soleva apporre la sua firma sulle opere tramite una sigla molto particolare che è facilmente individuabile nelle sue incisioni. Dove si nasconde la firma di Dürer in questo capolavoro degli Uffizi? Potrete scoprire tutti questi misteri con una visita guidata alla Galleria degli Uffizi.

1: G.Bott (a cura di), La pittura in Europa. La pittura tedesca, Milano 1996

2: ibid

 

Sitografia

1: Analisi dell’opera, consultato il 04/01/2020

 

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