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Domani è l’ultimo giorno per ammirare a Siena qualcosa unica nel suo genere. Nei Magazzini del sale, situati sotto il cortile del Palazzo Pubblico – lì dove molti turisti fanno la fila per comprare il biglietto e salire sulla torre del Mangia – c’è un qualcosa di altrettanto bello da vedere, e gratuitamente: “Siena dal ‘200 al ‘400” è il titolo della mostra che vede esposti le opere della collezione Salini, una delle più importanti al mondo per qualità dei contenuti. La raccolta, di proprietà dell’architetto Simon Pietro Salini e normalmente conservata presso la sua residenza senese che è il castello di Gallico (Asciano), è stata curata nell’allestimento dallo stesso collezionista, contribuendone anche finanziariamente.

La mostra, inaugurata lo scorso 15 giugno, rappresenta sia per i senesi e sia per i turisti un’occasione straordinaria di poter osservare opere – in totale ottanta – solitamente non esposte al pubblico.

Tra i capolavori esposti si ricordano qui, solo per il loro grado di popolarità tra gli storici dell’arte, il Crocifisso dipinto da Duccio (cat.4) il San Pietro di Giovanni Pisano (cat.12) e una Madonna con Bambino in trono di Jacopo della Quercia (cat.56).

La mostra però non fornisce semplicemente la vista di alcuni capolavori ma rappresenta invece l’opportunità, con catalogo alla mano, di ripercorrere concretamente l’evoluzione della storia dell’arte senese, una storia spesso fatta da nomi poco altisonanti le cui vicende artistiche s’intrecciano però strettamente con le personalità apportatrici di novità. A tal fine, risulta di estrema utilità il catalogo che raffronta opere coeve ai diversi periodi e conservate nei musei senesi e nel resto del mondo.

Oltre a sculture e a dipinti, è di particolare interesse anche la sezione di ceramiche, una collezione che spazia dalla maiolica “arcaica” del ‘200 fino a pezzi risalenti agli inizi del ‘500.

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La raccolta di ceramiche Salini costituisce un ulteriore opportunità di ripercorrere l’evoluzione stilistica delle terrecotte, nonché dell’evoluzione tipologica connessa ai suoi diversi usi.

È un filo rosso quindi ciò che lega le opere esposte della collezione Salini, un filo logico e coerente tessuto mediante le attente scelte del collezionista che, dal Maestro di Tressa fino ad arrivare a Jacopo della Quercia, ha regalato a Siena la possibilità di riscoprire la memoria storica della sua straordinaria arte.