Un’Adorazione di Bartolo di fredi della Pinacoteca di Siena

L’Adorazione dei Magi è una delle opere di Bartolo di Fredi che si possono vedere nella Pinacoteca nazionale di Siena. Il dipinto è unanimemente considerato il capolavoro di Bartolo di Fredi, uno dei pittori senesi più prolifici a Siena nella seconda metà del Trecento. L’Adorazione dei Magi della Pinacoteca è una tempera su tavola ed è divisa in due registri narrativi di grande suggestione: in primo piano abbiamo il corteo che dei Magi che adora il bambino, mentre sullo sfondo abbiamo le storie dell’arrivo del corteo.

Un’opera di realismo quotidiano

Se la Pinacoteca di Siena si distingue per la grande serie di dipinti del Trecento, l’Adorazione dei Magi di Bartolo di Fredi è senza dubbio una di quelle opere che si caratterizza per avere alcuni elementi di un realismo quotidiano: ad esempio, si può vedere come, mentre i Magi si prostrano per adorare il bambino, San Giuseppe si trova costretto a reggere il dono portato da uno dei re. Davanti a quest’ultimo, la corona è poggiata a terra come simbolo dell’omaggio dei potenti della terra.

A caratterizzare poi i personaggi del corteo di questa Adorazione dei Magi è la foggia esotica delle vesti. Di non secondaria importanza sono alcuni dettagli come i cappelli a punta tenuti dai paggi – richiamo alla provenienza orientale dei re – oppure le espressioni caricaturali di alcuni personaggi, come lo stalliere che, mentre digrigna i denti, trattiene per le briglie un cavallo molto agitato.

Lotta tra bene e male

Nell’Adorazione dei Magi della Pinacoteca si trovano anche degli elementi simbolici, come il cane vicino a uno dei palafrenieri; con atteggiamento impassibile, l’animale rimane accucciato senza il minimo timore di essere calpestato dall’imponente cavallo al suo fianco. È possibile ravvisare in queste figure un richiamo simbolico alla lotta tra il bene e il male: il cane infatti è di solito associato alla fedeltà, così come il cavallo è quasi sempre simbolo di lussuria. L’agitazione del cavallo può essere quindi interpretata come la disapprovazione del maligno per la nascita del Redentore, colui che salverà l’umanità dal peccato e che ora si rivela nella sua divinità (la parola “Epifania” in greco significa appunto “manifestazione“). Alle spalle del gruppo della Vergine con San Giuseppe, sta un’edicola che, un’edicola fa da baldacchino alla Sacra famiglia. 

Adorazione dei Magi, Bartolo di Fredi

Questa struttura ricorda, vagamente nella forma, quella nell’Annunciazione della Maestà di Duccio (ora alla National Gallery di Londra).

Le scene di fondo

Nella parte superiore del dipinto di Bartolo di Fredi troviamo rappresentate due scene: sulla sinistra vediamo l’ingresso dei Magi a Gerusalemme – dove sono ricevuti da Erode –, mentre la scena sulla destra descrive ciò che avviene dopo l’adorazione del bambino. In base a quanto si racconta nel Vangelo di Matteo, avvisati dall’angelo delle cattive intenzioni di Erode, i Magi fecero ritorno ai loro paesi di origine evitando di passare dal castello di Erode, guidati dalla stella che li aveva già guidati fino al Cristo bambino.

La Gerusalemme rappresentata dal pittore ricorda la Siena contemporanea a lui contemporanea: evocando le vedute di Siena nel Buon Governo di Lorenzetti, la città di Bartolo di Fredi è cinta da mura in mattoni e punteggiata da alti edifici tra i quali emerge, inconfondibile, il profilo del Duomo con le sue pareti ‘zebrate’.

Un dipinto per la Basilica di San Domenico?

Secondo alcuni studiosi come Moran e Freuler, quest’Adorazione dei Magi, un tempo inserita in un politico più grande, sarebbe stata realizzata per una cappella del Duomo di Siena, però non si conosce l’esatta provenienza del dipinto, anche se alcuni frammenti della predella con soggetti domenicani suggerirebbero una committenza da parte dell’ordine.

Sebbene i dubbi restano, pare comunque accreditata l’ipotesi che il pittore senese l’abbia realizzata proprio per la Basilica di San Domenico a Siena, visto che Bartolo di Fredi risulta documentato per l’esecuzione di una pala d’altare per la rappresentazione della Trinità. I contatti tra il pittore e l’ordine domenicano dovettero essere importanti se nel 1410, quando il pittore morì, fu sepolto proprio nel chiostro del convento senese.

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