Il Palazzo Pubblico di Siena

In Piazza del Campo, cuore della città di Siena, c’è un edificio meraviglioso, uno degli esempi più importanti della città da un punto di vista storico. Quello che vi propongo è una visita guidata di Palazzo Pubblico, sede del Museo Civico.

Per comprendere il perché questo edificio sia così importante, basterà menzionare alcune delle opere più belle che sono conservate nell’edificio sede del Museo civico: a titolo di esempio, si può citare il ciclo del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti, il ciclo di affreschi a tema profano tra i più importanti in Italia, o le storie di eroi dell’antica Roma dipinte dl noto artista senese Domenico Beccafumi.

Accanto a questi capolavori, ce n’è un altro che vi lascerà letteralmente senza fiato per la sua bellezza.: si tratta della Maestà, dipinta da Simone Martini nella cosiddetta Sala del Mappamondo e che nel 2015 ha celebrato il settecentesimo anniversario dalla sua realizzazione.

 

Un esecuzione elegante

L’opera è una delle più eleganti realizzazioni di tutta pittura a Siena e la prima pittura datata per Simone Martini (la data e la firma si trova sul bordo inferiore del dipinto). In occasione di quell’anniversario fu organizzata una serie di eventi per celebrarne la ricorrenza, tra cui una mostra di Diego Percossi Papi, che fu allestita nel Palazzo Pubblico nel 2015.

Pittore colto e raffinato, Simone Martini fu una personalità di grande rilievo nel panorama artistico di Siena nei primi decenni del Trecento; probabilmente ebbe una formazione presso la bottega di Duccio, ma da questa dovette separarsene presto, visto che andò sviluppando uno stile personale che comunque risentì molto del giottismo e della pittura d’oltrlpe.

 

La prima importante Maestà, dopo quella di Duccio

Il grande affresco di Palazzo Pubblico fu realizzato a quattro anni di distanza dalla prima Maestà, quella ‘sacra’ realizzata da Duccio di Buoninsegna per il Duomo. Al di là delle differenze di contesto delle due Maestà senesi, quella di Simone Martini « ha perso ogni carattere sacro, a favore di quello laico e cortese, creato da quel gran padiglione da torneo sotto cui si svolge la scena»¹.

La dama però non sta attendendo il suo cavaliere al torneo, ma presiede le riunioni del Consiglio della Repubblica che proprio in questa sala si tenevano; la Vergine veste abiti sontuosi, decorati con ricami in oro e pietre preziose, elementi che non sono semplicemente dipinti nell’affresco ma resi in rilievo grazie all’inserimento di pietre colorate all’interno della parete.

L’espediente di inserire elementi nella superficie fu tipica dell’arte di Simone Martini e dimostra anche la familiarità del pittore per le tecniche di oreficeria, un’arte questa che, più che la scultura o la pittura, aveva una certa rinomanza nella Siena di primo Trecento, quando già generazioni di artisti cittadini erano stati chiamati a lavorare come orafi per le corti più importanti d’Europa, come ad esempio Pace di Valentino, autore del preziosissimo Reliquiario di San Galgano, o Guccio di Mannaia. Uno strumento che ben conosceva Simone Martini era il punzone, usato in oreficeria soprattutto per realizzare i sigilli e medaglie e che l’artista senese poté usare nella serie di medaglie che circonda tutta la scena della Maestà.

 

Un pittore letterato

Oltre alle capacità tecniche come pittore e orafo, Simone dimostra nell’opera anche le sue conoscenze letterarie, in particolare della poesia stilnovistica, visto che l’artista, o chi per esso, appose una serie di didascalie poetiche all’interno del dipinto dove si sviluppa un dialogo, con una serie di domande e risposte tra i governanti e la Vergine. Sebbene siamo in un contesto aulico e cortese, i versi sono scritti in volgare;  ci troviamo in un momento storico dove si sta procedendo alla volgarizzazione della lingua. Come già fatto per il Costituto del Comune di Siena, che fu scritto tra il 1309-10 usando il volgare, nell’affresco martiniano prevale l’esigenza di un’immediata comunicazione che evita le formalità del latino; la Vergine si rivolge ai governanti della città – i quali non sono esponenti della classe aristocratica ma “borghesi”, appartenenti del ceto medio – e usa il loro stesso linguaggio, trasmettendo loro dei messaggi in cui vengono risaltati i valori civici dell’unità e del bene comune, temi tanto cari al Governo dei Nove.

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    Mi chiamo Michele Busillo e sono una guida turistica abilitata per le province di Firenze e Siena, in lingua italianaspagnola ed inglese. Vivo nel Chianti, a metà strada tra le città del Palio e la culla del Rinascimento. Amo far scoprire ai visitatori la bellezza di un territorio davvero unico.

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