basilica santa maria novella

La facciata di Santa Maria Novella e i suoi simboli nascosti

Una facciata di marmo, finemente decorata, l’unica propriamente rinascimentale di un edificio sacro che possiamo vedere nella città di Firenze. Parliamo della facciata della Basilica di Santa Maria Novella, una delle chiese più importanti della città. La sua secolare storia e l’importanza religiosa di questa perla la rende un monumento da non perdere nell’esperienza di visita nella città del giglio, specialmente se si vuole esulare dalle convenzionali rotte turistiche.

Oltre al bell’interno con un numero considerevole di luoghi e opere conservate, come il cosiddetto Chiostro verde, il Chiostro grande, il Capellone degli Spagnoli, il Refettorio con gli affreschi di Paolo Uccello, è innanzitutto la facciata a meritare davvero particolare attenzione.

La vela gonfiata dal vento rappresentata sulla facciata di Santa Maria Novella

Una strana vela gonfiata dal vento

Il bagliore del marmo bianco e gli inserti geometrici del marmo verde di Prato, raffinato ed elegante, distolgono l’osservatore più superficiale da quelli che sono i simboli ‘nascosti’ della facciata della Basilica di Santa Maria Novella, elementi estremamente interessanti e che sono insiti nei dettagli: cominciando dall’elemento più ricorrente, che paradossalmente può essere scambiato per un elemento decorativo vista la sua ripetitività e una forma simile a una grande lettera “C”: parlo dell’immagine di una vela.

Beh, già questo è qualcosa comincia a incuriosire molto: cosa ci fa mai una vela, rappresentata gonfiata dal vento, in un ambiente dove ci troviamo ben lontani dal mare? Questa immagine non è legata al mare, né a imprese marinare particolari: è piuttosto la manifestazione di un desiderio, o potremmo dire un’ambizione, qualcosa che comunque ha molto a che fare proprio con la vela. Un desiderio espresso da parte di chi?

Dietro ai simboli ‘nascosti’ della preziosa facciata di marmo della Basilica di Santa Maria Novella c’è la committenza di una delle famiglie più prestigiose della Firenze di metà Quattrocento ed è la famiglia Rucellai.

Fu infatti Giovanni Rucellai, membro di questa famiglia di mercanti, a commissionare quest’opera in quegli anni della seconda metà del Quattrocento; guardando il timpano della facciata è possibile leggere il nome in latino del committente – Iohannes –  assieme ad una data in numeri romani, che corrisponde all’anno 1470.

Svelata l’identità del committente, rimangono ancora diversi elementi da osservare e decifrare sulla facciata di Santa Maria Novella. Poco più su dell’iscrizione, al centro del timpano, è possibile notare un sole di marmo bianco, intarsiato in un fondo di marmo verde di Prato. Quest’altra intrigante immagine, che nell’immediato rimanda a qualcosa di esoterico o alchemico, è legata all’ordine di frati che ancora oggi si prendono cura della chiesa: i domenicani. Qual è però la simbologia che connette il sole con i domenicani?

Andando avanti, vediamo che, sempre rimanendo in tema diciamo così alchemico, si possono notare, sulla destra della facciata, una lastra di marmo sporgente che è quella di una meridiana e poi sulla sinistra è possibile notare una sfera armillare di bronzo. Mentre quello della meridiana è un oggetto abbastanza comune in molti edifici antichi, una sfera armillare è un oggetto che si ritrova molto più di rado davanti a un edificio, ancora più strano che qui si veda davanti a una chiesa. In pochi sanno che questi due elementi astronomici sono strettamente correlati, anche perché risalgono allo stesso periodo e furono inoltre installati per volontà della stessa persona.

Un frate studioso di astronomia

Chi era la persona che fece installare la meridiana e la sfera armillare? Si tratta di un domenicano dal nome particolare: si chiamava Egnazio Danti; il suo cognome gli veniva da una grande passione che egli nutriva verso Dante Alighieri. Egnazio visse nella seconda metà del Cinquecento e, sebbene il suo non fu un nome famoso come quello di altri eminenti scienziati, come ad esempio Galileo, il suo contributo è stato in realtà fondamentale per giungere al calendario che usiamo ancora oggi.

Cosa fece di importante Egnazio Danti per il calendario, quello che ancora oggi conosciamo col nome di “gregoriano”? Cosa c’entra il nome del calendario con questo studioso dell’astronomia?

Tanti sono gli enigmi e i segreti che, come puoi vedere, sono celati dietro alla la facciata della Basilica di Santa Maria Novella; immagina cos’altro di altrettanto affascinato si nasconde all’interno dell’edificio, come ad esempio, il nome particolare di un chiostro, quello adiacente alla chiesa, denominato il “chiostro verde”, oppure il cappellone detto “degli spagnoli”.

Vi aspetto quindi per andare a scoprire insieme i simboli nascosti della Basilica di Santa Maria Novella con una visita guidata,