Ritengo sia opportuno richiamare con un’immagine la devozione per la Vergine che i senesi di anno in anno rinnovano in occasione della Festività dell’Assunzione (mentre scrivo posso udire il suono del Sunto che proviene dalla Torre del Mangia), una ricorrenza che precede il Palio detto appunto “dell’Assunta” e che si svolgerà domani in Piazza del Campo.

Mentre l’anno scorso mi occupai della vetrata del Duomo (leggi l’articolo L’Immagine dell’Assunta nella Vetrata del Duomo di Siena pubblicato giusto un anno fa), in quest’occasione voglio porre all’attenzione del lettore un’altra opera d’arte senese di cui ricorre un importante anniversario.

Si celebrano quest’anno infatti  i 700 anni dalla realizzazione dell’affresco della Maestà da parte di Simone Martini nella cosiddetta Sala del Mappamondo di Palazzo Pubblico a Siena.

L’opera è una delle più eleganti realizzazioni di tutta pittura a Siena e la prima pittura datata per Simone Martini (la data e la firma si trova sul bordo inferiore del dipinto). In occasione di questo anniversario così importante sono organizzati in questi mesi una serie di eventi per celebrarne la ricorrenza, tra cui una mostra di Diego Percossi Papi, allestita fino al 15 settembre proprio nella Sala del Mappamondo.

Pittore còlto e raffinato, Simone Martini fu una personalità di grande rilievo nel panorama artistico di Siena nei primi decenni del Trecento; probabilmente ebbe una formazione presso la bottega di Duccio, ma da questa dovette separarsene presto, visto che andò sviluppando uno stile personale che comunque risentì molto del giottismo e della pittura d’oltrlpe.

Il grande affresco di Palazzo Pubblico fu realizzato a quattro anni di distanza dalla prima Maestà, quella ‘sacra’ realizzata da Duccio di Buoninsegna per il Duomo. Al di là delle differenze di contesto delle due Maestà senesi, quella di Simone Martini « ha perso ogni carattere sacro, a favore di quello laico e cortese, creato da quel gran padiglione da torneo sotto cui si svolge la scena»¹.

La dama però non sta attendendo il suo cavaliere al torneo, ma presiede le riunioni del Consiglio della Repubblica che proprio in questa sala si tenevano; la Vergine veste abiti suntuosi, decorati con ricami in oro e pietre preziose, elementi che non sono semplicemente dipinti nell’affresco ma resi in rilievo grazie all’inserimento di pietre colorate all’interno della parete.

L’espediente di inserire elementi nella superficie fu tipica dell’arte di Simone Martini e dimostra anche la familiarità del pittore per le tecniche di oreficeria, un’arte questa che, più che la scultura o la pittura, aveva una certa rinomanza nella Siena di primo Trecento, quando già generazioni di artisti cittadini erano stati chiamati a lavorare come orafi per le corti più importanti d’Europa, come ad esempio Pace di Valentino (leggi l’articolo sul Reliquiario di San Galgano) o Guccio di Mannaia. Uno strumento che ben conosceva Simone Martini era il punzone, usato in oreficeria soprattutto per realizzare i sigilli e medaglie e che l’artista senese poté usare nella serie di medaglie che circonda tutta la scena della Maestà.

Oltre alle capacità tecniche come pittore e orafo, Simone dimostra nell’opera anche le sue conoscenze letterarie, in particolare della poesia stilnovistica, visto che l’artista, o chi per esso, appose una serie di didascalie poetiche all’interno del dipinto dove si sviluppa un dialogo, con una serie di domande e risposte tra i governanti e la Vergine. Sebbene siamo in un contesto aulico e cortese, i versi sono scritti in volgare;  ci troviamo in un momento storico dove si sta procedendo alla volgarizzazione della lingua. Come già fatto per il Costituto del Comune di Siena, che fu scritto tra il 1309-10 usando il volgare, nell’affresco martiniano prevale l’esigenza di un’immediata comunicazione che evita le formalità del latino; la Vergine si rivolge ai governanti della città – i quali non sono esponenti della classe aristocratica ma “borghesi”, appartenenti del ceto medio – e usa il loro stesso linguaggio, trasmettendo loro dei messaggi in cui vengono risaltati i valori civici dell’unità e del bene comune, temi tanto cari al Governo dei Nove.

Per conoscere il significato dei versi che appaiono nell’affresco, prenotate una visita al Palazzo pubblico, contattandomi a info@www.guidaturistica-michelebusillo.com. Per avere inoltre una più approfondita conoscenza del valore civico che connota il culto della Vergine a Siena, consultate le mie proposte di percorsi tematici dove ne ho preparato uno intitolato ” Civita Virginis” (il nome con cui Siena compare in alcuni documenti di epoca medievale) dedicato proprio a scoprire il legame tra la Vergine e i senesi, attraverso un percorso che tocca i monumenti e le strade più importanti della città.